Paolo Amato sul podio più ambito per “Alma Caseus”

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Paolo Amato ormai non mi stupisce più. Creativo, eclettico, instancabile, meticoloso, esperto. Riesce sempre a catturare l’attenzione. Ha orari lavorativi inimitabili che risulterebbero insopportabili anche per il più volenteroso degli uomini. Eppure continua a muovere corpo e mente.

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Una ne pensa e cento ne fa. Parla con te dell’ultima creazione e già sta pensando alla prossima. Il mastro casaro che continuamente sperimenta al “Caseificio Aurora” in via Albanese a Sant’Egidio, ora l’ha combinata davvero grossa.

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È fresco di incoronazione. Primo classificato al premio “Alma Caseus” per lo stracchino maturo di bufala a crosta fiorita

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al concorso nazionale riservato agli operatori professionali e ai formaggi protagonisti del mondo caseario italiano. Il 9 maggio scorso, nell’ambito degli eventi collegati al Cibus 2016 di Parma, questo ragazzo dalla chioma folta, riccia e chiara ha vissuto il suo momento di celebrità nella patria del parmigiano reggiano. A pensarci bene, in casi come questi, la soddisfazione deve essere multipla perché l’importante riconoscimento è stato ottenuto nella patria dei maestri casari.

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In situazione del genere, mi risulta difficile mostrarmi semplicemente oggettiva, o peggio ancora asettica. Storie come quelle di Paolo e di tanti altri produttori sono gli assi vincenti grazie ai quali si compiono scatti di orgoglio campano.

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Esempi del genere dimostrano che, se ci si crede, si può contribuire alla crescita delle proprie realtà. A costo di tanti sacrifici sicuramente. Lo stesso Paolo appena ricevuto il premio si è ricatapultato al quartier generale perché bisogna continuare a creare. In attesa del prossimo premio.

Foto Mariana Silvana Dedu

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Mercato San Severino: il 4 marzo “Serata a quattro mani” da Morese

Gaetano Morese, Paolo Amato del “Caseificio Aurora” di Sant’Egidio del Monte Albino, l’azienda vinicola Inama saranno i protagonisti di “Serata a 4 mani”. L’appuntamento è per venerdì 4 marzo, alle 20.30, presso il ristorante “Morese” in Piazza del Galdo a Mercato San Severino.

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Ricette e bozzetti: la pasta e patate con totani di Coppola è un abito anni ’60

di Maria Pepe

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Uno sguardo ed è subito… anni ’60! Gli anni dell’innovazione, gli anni in cui la haute couture stringe la mano agli abiti confezionati. Lo smoking, la minigonna entrano impattanti negli armadi delle donne del tempo che però non rinunciano alla sobria eleganza di quei giorni avanguardisti, tutta l’essenza del vintage anni ’60 è raccontata con dovizia di particolari dalla “Pasta e patate con totani” di Giulio Coppola. Un vero e proprio cartamodello che ti cuce addosso un abito perfetto per una sera a cena, di gusto ma semplice. Mimosa il colore; longuette la lunghezza; morbida la linea che sinuosa nella sua gonna a campana dalle pieghe voluttuose forma orli ondeggianti; lineare il taglio che evidenzia una vita alta in questo gioco di rigidità e morbidezza tra il sopra e il sotto, contrasto che si ripete tra la rotondità del collo molto poco scollato e la squadratura quasi geometrica delle maniche trequarti, dritte e rigide; il tutto impreziosito dal tocco violaceo dei gioielli, opali viola dalla forma ovale e dalla grandezza medio grande incastonati in una montatura aurea, che formano un girocollo vistoso, ma moderato. In coordinato con bracciale e punti luce donano luminosità all’abito e al piatto che trova nelle chips di patata viola i suoi opali, il bianco rosato con punte di rossiccio dei totani. Invece, naturalmente richiama ai decolleté a punta, non troppo esasperata, in un tenue rosa cipria che affusolano ed esaltano le gambe.

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A bilanciare l’armonica struttura, una pochette in pelle dal colore neutro, dagli angoli tondi che smorzano le rette che imbastiscono il telaio. Moda e alta cucina si fondono ancora una volta, nel bell’incontro avvenuto in “Galleria”, complice il gusto, il buon gusto, matrice comune di queste nobili arti, che sovrano regna nel “genio” di Giulio.

Foto di Mariana Silvana Dedu

#coppolapiacentestile: sei mani per Gragnano

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È vero. Lo confesso. Ho un debole per Giulio Coppola. Più volte ho detto e ho scritto che è uno dei migliori. Me ne assumo tutte le responsabilità. Non a caso l’ho premiato. Alla seconda edizione di “Ritratti di Territorio” nella categoria chef emergente con altri miei due grandi amici: Lorenzo Montoro (Osteria Al Paese, Nocera Inferiore) e Gioacchino (Francesco) Vorraro (Braceria Bifulco, Ottaviano).

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Ogni volta che entri in “Galleria” rimani a bocca aperta. È sempre in grado di stupirti. Gli dai fiducia e lui ti conduce su nuovi sentieri di gusto ai quali non avresti mai immaginato di avvicinarti.

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Una nuova emozione l’ho vissuta l’altra sera. A #roadtripgragnano, una cena a sei mani che si è trasformata in un omaggio al regno della pasta di cui Giulio è orgoglioso di essere paesano.

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Con lui altri due chef virtuosi del posto: Vincenzo Piacente e Domenico Stile. Insieme a Karen Philips hanno tracciato questo percorso per la valorizzazione di un luogo e delle sue tradizioni di gusto con uno sguardo anche verso la penisola sorrentina.

Non è stata casuale neanche la data scelta. Martedì 19 gennaio è stata la vigilia di San Sebastiano, patrono di Gragnano. Come tradizione, ogni anno, in piazza Aubry in onore del Santo si accende un falò proprio a due passi dalla “Galleria”.

Sarà stata l’atmosfera particolare. Sarà stata la devozione. Sarà stata la passione…

#roadtripgragnano si è rivelata un’esperienza unica. È vero da Giulio sono di casa, ma non potrò dimenticare la cortesia di Karen invitatami personalmente.

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E sono stata ancora più lusingata quando mi sono resa conto che per una sorta di corrispondenza d’amorosi sensi sono stati lieti di avere anche le mie amiche compagne di avventura: Mariana Silvana Dedu, le cui foto sono sempre più belle di evento in evento; Maria Pepe (www.unarmadiotuttoper.wordpress.com), la giornalista che si occupa per questo blog della rubrica “Ricette e Bozzetti”; la foodblogger Lucia Iannicelli (www.igustosidilucia.wordpress.com). Asso nella manica: la mia amica Alfonsina Longobardi, patron di “Nonna Giulia”, come commensale.

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Con queste premesse, il risultato era già certo.

Infatti, a partire dal benvenuto battezzato “Omaggio a Gragnano” (farfalle al salmone, spaghetti alle vongole, cannelloni alla sorrentina, pasta e patate con provola, candele alla genovese)

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il messaggio dei tre chef è stato forte e deciso, direi quasi una presa di posizione netta: sollecitare iniziative per una valorizzazione seria e appassionata del paese che ha dato loro i natali.

Non potevano mancare i pani caldi

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appena sfornati per accompagnare le pietanze.

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Indovinato anche l’antipasto, i cui ingredienti (carciofo, burrata, alici) si sono fusi armonicamente per un sapore unico.

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Indimenticabile per la vista e per il palato la pasta e patate con totani.

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Così tenera che si taglia con un grissino la guancia di maiale dei Monti Lattari con fondente e rafano soffice di patate al macis.

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Originale e comunque da ripetere il pre dessert alla pasta e fagioli che non avrei mai immaginato di riuscire a mangiare.

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Entusiasmante il dessert con cachi, yogurt acido e crumble salato,

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degna conclusione di una cena dove l’alta qualità degli ingredienti e la maestria degli chef l’hanno fatta da padrone.  Come se non bastasse, non è mancata la sfilata di piccola pasticceria.

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Non si può evitare di citare il vino che ha accompagnato le portate dal primo in poi: il Gragnano Doc dell’Azienda Scala di Gragnano, rappresentata per la serata dal rampollo Francesco.

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A fine cena, il tris di chef ha salutato i golosi promettendo nuovi appuntamenti gustosi.

Foto di Mariana Silvana Dedu

Lettere, “Da Nonna Giulia” la Befana è solidale

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L’Allegria dell’Epifania” ha contagiato tutti. Grande successo per l’evento organizzato, ieri, da Alfonsina Longobardi, patron del ristorante “Nonna Giulia” di Lettere.

Un pranzo tra amici e familiari, così può essere definita l’avventura enogastronomica di ieri. L’obiettivo alto e profondo: sollecitare l’animo di tutti all’accettazione delle varie forme di diversità.

La giornata è stata organizzata per promuovere le attività dell’associazione “Tra Cielo e Mare” e della Casa Famiglia “Amaranta” di Castellammare di Stabia, presieduta da Marianna Langellotti.

Hanno risposto all’appello solidale anche sei produttori, testimoni privilegiati di un territorio ricco di bontà ed eccellenze enogastronomiche. Panificio Cascone, Pastificio Carmiano, Caseificio Aurora, Poggio delle Baccanti, Panificio Malafronte e la Signora Lumaca tutti insieme hanno offerto i propri manufatti per allietare i palati.

Da sx: Filippo Cascone, Paolo Amato, Giovanni De Vivo, Alfonsina Longobardi, Cristoforo Trapani, Massimiliano Malafronte

Da sx: Filippo Cascone, Paolo Amato, Giovanni De Vivo, Alfonsina Longobardi, Cristoforo Trapani, Massimiliano Malafronte

Prima dell’ingresso in sala, è stato possibile visitare la mostra dei dipinti realizzati dai ragazzi dell’associazione “ Tra Cielo e Mare”.

Il menu ha riscosso l’approvazione dei presenti a partire dall’antipasto: pancetta, salame, salsiccia secca accompagnati dai bocconcini di mozzarella e dalla ricotta del mastro casaro Paolo Amato del Caseificio Aurora di Sant’Egidio del Monte Albino.

Antipasto

Antipasto

Molto gustosi i centro tavola di frittelle e verdurine in pastella

Frittelle e verdurine in pastella

Frittelle e verdurine in pastella

e di lumache dell’azienda “La Signora Lumaca” di S. Antonio Abate.

Lumache

Lumache

Sono stati presi letteralmente d’assalto i pani, i grissini e i crackers del “Panificio Malafronte” di Gragnano.

I prodotti artigianali del Panificio Malafronte

I prodotti artigianali del Panificio Malafronte

Per il primo piatto, lo chef Gennaro Longobardi

Gennaro Longobardi

Gennaro Longobardi

ha scelto un classico: candele spezzate del Pastificio Carmiano di Mauro Sanfelice con lardo nostrano e pomodorini del piennolo.

Candele spezzate del Pastificio Carmiano

Candele spezzate del Pastificio Carmiano con lardo nostrano e pomodorini del piennolo

A seguire il filetto di maiale con patata ricciona.

Filetto di maiale con patata ricciona

Filetto di maiale con patata ricciona

Dulcis in fundo, il babà al limoncello di Filippo Cascone

Babà al limoncello

Babà al limoncello

e, a sorpresa, i biscotti fatti col cuore dai bambini della Casa Famiglia Amaranta.

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A innaffiare le pietanze sono stati il Gragnano, il Sodalizio e il Lambiccato di Poggio delle Baccanti, l’azienda vinicola La Mura di Sant’Antonio Abate.

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Per concludere in allegria la giornata, calze dolci per tutti i bambini consegnate personalmente da due chef stellati di casa nostra: Giovanni De Vivo del ristorante “Il flauto di Pan” di Villa Cimbrone e Cristoforo Trapani del ristorante “La Magnolia” dell’Hotel Byron di Forte dei Marmi.

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Infine, la tombolata di beneficenza attesa da tutti durante la quale tanti sorrisi hanno accompagnato la riscossione dei premi.

Foto di Mariana Silvana Dedu

Cascone presenta il suo panettone

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Esperimenti d’artista. Questo il titolo dell’evento organizzato da Filippo Cascone per la presentazione del suo panettone. Il mastro fornaio di Lettere ha organizzato una conferenza stampa per domenica 29 novembre, alle 19. L’appuntamento è presso il suggestivo ristorante “Nonna Giulia” in via Creta. La poliedrica Alfonsina Longobardi, nota talent scout, ha aperto le porte del suo locale a questo giovane che ama mettersi continuamente in discussione per vincere nuove sfide con se stesso e con il territorio. Esperimenti d’artista sarà l’occasione per promuovere anche altri talenti dei Monti Lattari e dell’Agro Nocerino-Sarnese. Ad accompagnare Filippo Cascone in quest’avventura ci saranno Paolo Amato del Caseificio Aurora di Sant’Egidio del Monte Albino e Raffaele La Mura di Poggio delle Baccanti di Sant’Antonio Abate.

 

Pepe e Vesuvio: simposio di gusto

Il Sud è un popolo d’artisti. Non possiamo controbattere questo stereotipo se pensiamo a un uomo che da almeno tre decenni rimane fedele a se stesso e alle sue scelte. Stiamo parlando di Alfonso Pepe, il maestro pasticciere, associato dell’Ampi.

Alfonso Pepe

Alfonso Pepe

Ormai è quasi superfluo parlare di lui. Perché partita da Sant’Egidio del Monte Albino, la sua fama ha varcato tutti i confini.
Dal Nord al Sud lo conoscono per il panettone più buono d’Italia al quale continuano ad arrivare riconoscimenti.
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Alfonso però rimane se stesso. Non si monta la testa e va avanti per la sua strada: quella della qualità e della ricerca.
Lavoratore instancabile, si divide continuamente tra il laboratorio e le più importanti manifestazioni del settore. In questo momento, per esempio, è a “Re Panettone” in Milano.
Nonostante l’intensità del lavoro di questi giorni legati alle festività natalizie, che lo porta a lavorare quasi 24 ore al giorno per soddisfare le esigenze della sua clientela che non vuole rinunciare al principe delle feste, il panettone, Alfonso ha trovato anche il tempo per sperimentare un nuovo manufatto.
Il “Babà del Vesuvio”, questo il nome della sua ultima creazione, ha già riscosso molti apprezzamenti, anche a “Re Panettone”.
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Ma come è questa nuova delizia?
Io e Mariana Silvana Dedu, che si è occupata del servizio fotografico, abbiamo fatto un’incursione nel quartier generale dei fratelli Pepe.

Io con lo staff della Pasticceria Pepe

Io con lo staff della Pasticceria Pepe

Alfonso, Prisco, Peppe e Anna erano tutti lì insieme ai tanti collaboratori tra i quali spiccano Carolina Ferraioli e Antonella Accadia sempre sorridenti, cordiali e serene nonostante i ritmi intensi.
Così abbiamo immortalato in esclusiva il babà che probabilmente rivoluzionerà il mondo della pasticceria.
Come si legge sull’etichetta, questo dolce gioiello si ottiene dopo 36 ore di lievitazione naturale in barattolo di vetro. Una volta cotto viene chiuso ermeticamente.
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Diverso dal suo antenato sempre bagnato al rum, è candito con scorzette d’arancia e bagnato in liquore all’arancia.
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Una volta assaggiato, al palato si distinguono immediatamente la perfetta consistenza della pasta, frutto di una meticolosa lievitazione, il sapore gradevole del liquore d’arancia che rimanda ai profumi tipici del territorio di riferimento.
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Il “Babà del Vesuvio” tra qualche settimana però potrà essere degustato anche alla mela annurca e in altre versioni.
Innovazioni del genere riflettono le immense potenzialità di cui gode la nostra regione.
L’intuizione di Alfonso Pepe ci fa ripensare al Vesuvio, simbolo di Napoli e della Campania nel mondo, che dall’alto guarda maestosamente ai suoi abitanti.

Per info
Pepe Mastro Dolciere
Via Nazionale – Sant’Egidio del Monte Albino
Tel. 0815154151

Le foto sono di Mariana Silvana Dedu